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		<title>Ravascletto – Udine</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 20:26:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>5265fb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>

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		<description><![CDATA[Friuli Venezia Giulia Ravascletto (Ravasclêt in lingua friulana, localmente Monai) è un comune di 642...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Friuli Venezia Giulia</p>
<p>Ravascletto (Ravasclêt in lingua friulana, localmente Monai) è un comune di 642 abitanti della provincia di Udine.</p>
<p>Il comune, composto dal capoluogo e dalle frazioni di Zovello (Zuviel) e Salars (Salârs), sorge a 952 m in Valcalda, una delle 7 valli della Carnia. Il paese è dominato dalle morbide sagome dei monti Crostis (2251 m) e Cimon di Crasulina (2.104 m) a Nord, e dai monti Zoncolan (1.740 m) e Tamai (1.970 m) a Sud.<br />
Sebbene interessato da un forte fenomeno di spopolamento, Ravascletto è oggigiorno uno dei maggiori poli turistici estivi ed invernali della regione Friuli-Venezia Giulia, grazie alla bellezza dell’ambiente circostante e alle piste da sci del monte Zoncolan.</p>
<p>La Valcalda e’ una vallata che innamora a prima vista – verde il prato che si estende finche’ l’occhio puo’ guardare. Sono queste le prime due frasi dell’inno della Valcalda, tradotte in italiano dal carnico, dove, adagiato sui suoi declivi solati, come un grande presepe, giace Ravascletto, con le frazioni di Zovello a levante e Solars a ponente.</p>
<p>Dall’alto dei suoi 958 m di quota, il centro della Valcalda puo’ spaziare con lo sguardo su tutta la valle del But a oriente e sulla Val Degano ad occidente fino ad abbracciare le Dolomiti Pesarine. E’ una altitudine ideale per un soggiorno montano in una realta’ turistica in continua evoluzione, attrezzata sia per un turismo tipicamente estivo che per il turismo invernale. Come stazione turistica estiva Ravascletto ha cominciato a muovere i primi passi subito dopo il primo conflitto mondiale, mentre il turismo invernale basato sugli sci – la prima seggiovia, chiamata del “Cuel Picciul”, data 1948, e’ la prima della Regione – ha fatto capolino sul finire degli anni quaranta, con i primi impianti di sci e con successive realizzazioni culminate, a meta’ degli anni settanta, con la costruzione dell’impianto funiviario che porta in cima al monte Zoncolan, attrezzato con seggiovie che meritano alla zona l’appellativo “Zoncolan – sole neve” diventando una delle stazioni invernali piu’ appetibili del Friuli-Venezia Giulia per la qualita’ dell’innevamento, per il suo sole, per le sue facilita’ di accesso, per la sicurezza delle strade, compresa la splendida arteria che da Sutrio (m 500 s.l.m.) sale fino ai 1300 m dalla parte piu’ bassa di tutto il grande demanio sciabile.</p>
<p>(Fonte testo e immagini: Ravascletto.com)</p>
<hr />
<p><em>RIPRODUZIONE RISERVATA.<br />
Cortesemente, prima di copiare o condividere quanto qui pubblicato preghiamo di chiedere autorizzazione: <a href="mailto:info@trevenezie.it">info@trevenezie.it</a></em></p>
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		<title>VALLE DEI MOCHENI – La Valle Incantata</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 20:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>5265fb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>

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		<description><![CDATA[Trentino Alto Adige A soli 20 chilometri da Trento, ed a pochi minuti di macchina...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trentino Alto Adige</p>
<p>A soli 20 chilometri da Trento, ed a pochi minuti di macchina da Pergine.</p>
<p>La Valle dei Mocheni o Val Fersina fa parte del comprensorio dell’Alta Valsugana.</p>
<p>Sono quattro i comuni che formano la Valle dei Mocheni, di cui tre a lingua tedesca, e sono:<br />
- Palù del Fersina il punto di partenza per raggiungere la montagna Lagorai,<br />
- Sant’Orsola Terme nota per le particolari acque minerali arsenicate ferruginose<br />
- e per finire Fierozzo e Frassilongo.</p>
<p>Il suo paesaggio suggestivo ha indotto lo scrittore austriaco Robert Musil a definirla “la valle incantata”.<br />
E’, infatti, una stupenda valle dove ancora oggi vive una minoranza linguistica di origine svevo-bavarese, i mocheni che si stabilirono qui in epoca medievale.</p>
<p>Sono tante le tradizioni che si sono tramandate nel tempo, come pure le leggende riguardo i minatori che l’hanno abitata.<br />
E’ il luogo ideale per una vacanza estiva o invernale, per chi vuole cimentarsi in lunghe, ma non troppo impegnative, passeggiate andando alla scoperta di vecchie e caratteristiche baite, o per chi ha voglia di praticare lo sci alpinistico o il fondo.<br />
La montagna Lagorai è una meta interessante per ogni turista, si parte da Palù del Fersina che con il suoi 1350 metri sul livello del mare, è il paese più alto del comprensorio.<br />
Oltre che, ad essere, la sede dell’Istituto Culturale Mocheno Cimbro, che si occupa della tutela ambientale e culturale di questa valle.</p>
<p>Cosa ha di particolare la Valle dei Mocheni?<br />
La pace, la tranquillità, ma soprattutto la storia e la tradizione, di una minoranza etnico-linguistica quali sono i Mocheni.</p>
<p>Tradizioni che si possono rivivere assistendo al canto della Stella nel periodo di Natale, oppure con la rappresentazione dei Bèce l’ultimo giorno di Carnevale.<br />
O partecipando alle tradizionali sagre paesane, sempre ricche di folklore, colori e sapori.<br />
Sicuramente ricco di fascino il Bersntol Ring … si tratta di un giro della Valle alla scoperta dell’ambiente, degli antichi mestieri, ma soprattutto alla scoperta della gastronomia locale.<br />
Insieme alle tradizioni, i paesaggi e l’ambiente sono tutti da scoprire…</p>
<p>La catena del Lagorai permette di compiere escursioni, non impegnative, e arrivare sino ai 2.400 metri di altitudine.<br />
A 2.000 metri troviamo il piccolo lago Erdemolo, spesso ghiacciato sino al mese di Luglio, e per arrivarci basta partire da Palù del Fersina, e in un’ora e mezza di cammino vi troverete proiettati in un paesaggio unico; ma quello di Erdemolo non è l’unico laghetto che si incontra ad alta quota.</p>
<p>Si possono visitare anche luoghi e strutture tipiche, come l’antico maso Filzehof, dove conoscere la storia dei Mocheni e della loro valle a partire dall’insediamento medievale. Oppure, scoprire il fascino delle viscere della terra entrando nella Miniera Museo Grua va Hardombl.<br />
E se un giorno non avete voglia di camminare o visitare …, nessun problema, potete trascorrere una giornata al lago, … basta percorrere pochi chilometri per raggiungere il lago di Pinè, oppure quello di Levico, o quello di Caldonazzo. Attrezzati per permettervi di dedicarvi all’abbronzatura o agli sport acquatici.<br />
Altro argomento interessante della Valle dei Mocheni è la gastronomia, la cucina tradizionale che si basa su piatti semplici tipici della vita contadina.<br />
Si possono gustare funghi, carni affumicate oppure piatti a base di latte e formaggio, accompagnati da rape rosse, crauti o patate.</p>
<hr />
<p><em>RIPRODUZIONE RISERVATA.<br />
Cortesemente, prima di copiare o condividere quanto qui pubblicato preghiamo di chiedere autorizzazione: <a href="mailto:info@trevenezie.it">info@trevenezie.it</a></em></p>
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		<title>Canederli</title>
		<link>http://www.trevenezie.it/it/canederli/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 20:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>5265fb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina Trentina]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono grossi gnocchi a base di pane che si possono servire in brodo oppure asciutti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
<span style="color: #003300;"><strong>Sono grossi gnocchi a base di pane che si possono servire in brodo oppure asciutti e conditi con burro fuso e salvia.</strong></span><br />
<span style="color: #003300;"><strong> I canederli si preparano in vari modi, tutti simili, ma al tempo stesso diversi in base alla zona.</strong></span><br />
<span style="color: #003300;"><strong> Diversi negli ingredienti e nella preparazione, li potrete mangiare in brodo, al sugo oppure semplicemente con burro fuso e salvia.</strong></span></p></blockquote>
<p>Vi proponiamo tre diversi tipi di canederli:<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Canederli &#8211; prima ricetta</span></p>
<p>INGREDIENTI</strong><br />
- pane raffermo, circa 4 panini di medie dimensioni<br />
- 3 cucchiai di farina<br />
- 100 grammi di salame<br />
- un bicchiere di latte<br />
- 100 grammi di lucanica fresca<br />
- 2 uova<br />
- sale q.b.</p>
<p><strong>PREPARAZIONE </strong><br />
Tagliate a cubetti il pane, mettetelo in una terrina, coprite col latte e lasciate riposare per circa un&#8217;ora.<br />
Fate attenzione, il pane si deve ben bagnare, ma non si deve spappolare &#8230; questo è molto importante.<br />
Mentre aspettate, tagliate a dadini anche il salame e la lucanica, ad entrambi togliete la pelle.<br />
Quando il pane è pronto, strizzatelo un po&#8217;, ed aggiungete la farina e le uova senza sbatterle prima, iniziate ad amalgamare aiutandovi con un mestolo in legno &#8230; evitate in maniera assoluta di mettere l&#8217;impasto all&#8217;interno del robot, i canederli si fanno a mano.<br />
Dopo qualche girata salate ed aggiungete il salame, la lucanica ed un po&#8217; di erba cipollina, continuare a mescolare sino ad ottenere un impasto ben amalgamato.<br />
Divide l&#8217;impasto, ed uno per volta iniziate a formare dei grossi gnocchi di forma rotonda, e passateli uno ad uno nella farina bianca. Fate cuocere per circa 20 minuti in acqua o brodo bollente. Se li cuocete nell&#8217;acqua, serviteli asciutti versando sopra del burro fuso e salvia.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Canederli &#8211; seconda ricetta</span></p>
<p>INGREDIENTI</strong><br />
- pane raffermo, circa 4 panini di medie dimensioni<br />
- 5 cucchiai di farina<br />
- 100 grammi di pancetta affumicata<br />
- un quarto di latte<br />
- 100 grammi di lucanica fresca<br />
- 1 cipolla<br />
- 150 grammi di mortadella<br />
- prezzemolo<br />
- 3 uova<br />
- sale q.b. .</p>
<p><strong>PREPARAZIONE </strong><br />
Stesso procedimento per quanto riguarda il pane (vedi prima ricetta), strizzatelo un po&#8217; con le mani.<br />
Tritate cipolla e prezzemolo e poi pestateli insieme, meglio se in un mortaio. La lucanica, dopo aver tolto la pelle, va tagliata fine fine, la mortadella tagliata in piccoli pezzi e la pancetta si deve passare nel tritacarne.<br />
Dopo aver strizzato il pane, aggiungete le uova, il trito di cipolla e prezzemolo, la mortadella, la pancetta e la lucanica &#8230; impastate il tutto con le mani, aggiungete 4 cucchiai di farina e continuate ad amalgamare.<br />
Quando l&#8217;impasto è omogeneo iniziate a formare, sempre con le mani, i grossi gnocchi tondi, le dimensioni sono quelle di un mandarino grande. Passateli nel cucchiaio di farina rimasto e fateli cuocere in brodo bollente per circa 15 minuti.<br />
Serviteli in brodo oppure asciutti, avendoli cotti nel brodo non serve condirli ulteriormente &#8230; a meno che non sia di vostro gusto.<br />
Asciutti si mangiano col gulasch, i crauti oppure lo spezzatino.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Canederli &#8211; terza ricetta</strong></span></p>
<p><strong>INGREDIENTI</strong><br />
- pane raffermo, circa 4 panini di medie dimensioni<br />
- 3 spicchi di aglio<br />
- 100 grammi di speck<br />
- un quarto di latte<br />
- 100 grammi di lucanica fresca<br />
- 100 grammi di grana trentino<br />
- 100 grammi di coppa<br />
- prezzemolo<br />
- 2 uova<br />
- farina, noce moscata, sale q.b.</p>
<p><strong>PREPARAZIONE </strong><br />
Stesso procedimento per quanto riguarda il pane (vedi prima ricetta) con la variante che il latte deve essere tiepido ed il pane rimanere in ammollo per almeno due ore, poi strizzatelo un po&#8217; con le mani.<br />
Levate la pelle alla lucanica e tagliatela a dadini, fate lo stesso con lo speck e la coppa &#8230; non dovete tritarli, ma fare dei cubetti.<br />
Tritate insieme aglio e prezzemolo. Aggiungete al pane il tutto, comprese uova, sale, pepe, noce moscata e grana grattugiato ed iniziate a mescolare, appena l&#8217;impasto iniziare ad amalgamare continuate ad impastare con le mani, spolverando di tanto in tanto con un po&#8217; di farina bianca.<br />
Procedete col pane come sopra, con le seguenti varianti: il latte deve essere tiepido e lasciatelo in ammollo per due ore.</p>
<p>Quando l&#8217;impasto è pronto iniziate a formare i grossi gnocchi e fate cuocere come sopra.</p>
<hr />
<p><em>RIPRODUZIONE RISERVATA.<br />
Cortesemente, prima di copiare o condividere quanto qui pubblicato preghiamo di chiedere autorizzazione: <a href="mailto:info@trevenezie.it">info@trevenezie.it</a></em></p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>AQUILEIA</title>
		<link>http://www.trevenezie.it/it/aquileia/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 17:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>5265fb</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>

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		<description><![CDATA[AQUILEIA Udine &#8211; Friuli Venezia Giulia Aquileia fu fondata dai Romani come colonia militare nel...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AQUILEIA</p>
<p>Udine &#8211; Friuli Venezia Giulia<br />
Aquileia fu fondata dai Romani come colonia militare nel 181 a.C. in un luogo che era all&#8217;incrocio di popoli e traffici commerciali.<br />
Fu dapprima baluardo contro l&#8217;invasione di popoli barbari e punto di partenza per spedizioni e conquiste militari.</p>
<p>Collegata da una buona rete viaria, col tempo divenne sempre più importante per il suo commercio e per lo sviluppo di un artigianato assai raffinato.<br />
Raggiunse il suo apice sotto l&#8217;impero di Cesare Augusto: con una popolazione stabile di oltre 200.000 abitanti, divenne una delle maggiori e più ricche città di tutto l&#8217;impero.<br />
Fu residenza di parecchi imperatori, con un palazzo assai frequentato, fino a Costantino il Grande e oltre.</p>
<p>Quando vi giunse il messaggio cristiano (la tradizione parla di una venuta di S.Marco evangelista che portò a Roma S. Ermacora per farlo consacrare da S. Pietro come primo vescovo di Aquileia), esso ebbe rapido sviluppo sotterraneo, tanto da esplodere prontamente appena venne concesso il culto pubblico con l&#8217;Editto di Milano del 313 d.C.</p>
<p>Basti pensare che furono erette prontamente tre grandi aule, lussuosissime, poste tra loro a ferro di cavallo: due principali, tra loro parallele, unite da una trasversale.<br />
Ciascuna poteva contenere comodamente da due a tre mila persone: cosa impensabile per un semplice &#8220;inizio&#8221; di evangelizzazione e per le ingenti risorse necessarie per realizzarle.<br />
Queste poi, ben presto risultarono insufficienti per contenere tutti i fedeli, e dovettero essere demolite per far posto ad altre aule più ampie.<br />
Infatti troviamo che, qualche decina di anni più tardi (verso il 345), partendo dalle fondazioni dell&#8217;Aula Nord, fu eretta una molto più ampia (lunga ben 70 metri e larga 31: 5 metri più lunga di quella che vediamo), la più vasta in assoluto per Aquileia: quella che nel 452 d.C. fu distrutta da Attila e mai più risorse.<br />
Anche l&#8217;Aula Sud, ampliata sotto il vescovo Cromazio rimase semidistrutta dall&#8217;invasione degli Unni.<br />
A questo punto c&#8217;è da notare una caratteristica tipica e unica di Aquileia: tutte le varie basiliche erano strettamente a forma rettangolare e senza abside.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-853" title="aquileia_s_marco" src="http://www.trevenezie.it/it/wp-content/uploads/2012/04/aquileia_s_marco.jpg" alt="" width="302" height="202" /></p>
<p>Quando i figli degli scampati e degli esuli ritornarono ad Aquileia e pensarono ad una ricostruzione, volsero l&#8217;attenzione alle strutture residue dell&#8217;Aula Sud, che ancora fu ampliata in lunghezza e larghezza: saranno le fondazioni di quest&#8217;ultima a fare da supporto, dopo un lungo periodo di completo abbandono (dai Longobardi all&#8217;800), alla costruzione di una vera e propria basilica, come noi l&#8217;intendiamo, e che sommariamente costituisce il perimetro di quella attuale.<br />
Quest&#8217; opera fu portata a termine dal vescovo Massenzio (811-838), con l&#8217;aiuto finanziario di Carlo Magno.<br />
Successivamente però, prima gli Ungari e poi un terremoto (988) la resero inagibile.<br />
Resti del pavimento in mosaico di questa basilica si possono esplorare attraverso due botole: una presso l&#8217;altare al centro del presbiterio e l&#8217;altra presso il sarcofago di San Pietro.</p>
<blockquote><p><strong> <a href="http://www.aquileia.net/prima.htm" target="_blank">Approfondisci &gt;&gt;&gt;</a></strong><br />
(Fonte testo e immagini: aquileia.net)</p>
<p><a href="http://www.aquileia.net/" target="_blank">Visita il sito di Aquileia &gt;&gt;&gt;</a></p></blockquote>
<hr />
<p><em>RIPRODUZIONE RISERVATA.<br />
Cortesemente, a tutela delle fonti, prima di copiare o condividere quanto qui pubblicato preghiamo di chiedere autorizzazione: <a href="mailto:info@trevenezie.it">info@trevenezie.it</a></em></p>
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]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>VILLA CORDELLINA</title>
		<link>http://www.trevenezie.it/it/villa-cordellina/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 17:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>5265fb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>

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		<description><![CDATA[VILLA CORDELLINA Montecchio Maggiore &#8211; Vicenza &#8211; Veneto Villa Cordellina (chiamata anche Cordellina Lombardi) è...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VILLA CORDELLINA</p>
<p>Montecchio Maggiore &#8211; Vicenza &#8211; Veneto</p>
<p>Villa Cordellina (chiamata anche Cordellina Lombardi) è una villa veneta che sorge a Montecchio Maggiore, pochi chilometri ad ovest di Vicenza.</p>
<p>Eretta per volontà del giureconsulto veneziano Carlo Cordellina Molin, la villa fu progettata dall&#8217;architetto veneziano Giorgio Massari, che si ispirò dichiaratamente a moduli palladiani.<br />
I lavori di costruzione durarono dal 1735 al 1742, anno in cui il Massari preparò il progetto per le barchesse, portate a termine verso il 1760.<br />
Al progetto collaborò anche l&#8217;architetto Francesco Muttoni.</p>
<p>Il complesso è formato dalla residenza padronale, dalle barchesse, dalle torrette e dal grandioso rustico.<br />
Nella villa il Massari rende omaggio all&#8217;arte di Andrea Palladio con il pronao ionico a quattro colonne (tetrastilo), sormontato dal timpano con lo stemma scolpito dei Cordellina (tre cuori con i fiori di lino) e con la disposizione simmetrica delle stanze e delle due scale accanto al salone centrale.</p>
<p>Nel 1743 Giambattista Tiepolo era presente ai lavori contribuendo alla decorazione del salone principale della villa con un ciclo di affreschi ispirati ai fasti di Scipione l&#8217;Africano ed Alessandro Magno.<br />
Ciò è testimoniato da una lettera che il pittore inviò all&#8217;amico Algarotti in cui narra il procedere del suo lavoro.</p>
<p>La villa rimase di proprietà della famiglia Cordellina fino ai primi decenni dell&#8217;Ottocento.<br />
Dopo essere stata usata anche come sede di allevamenti di bachi da seta e come collegio, nel 1943 il complesso passò al conte Gaetano Marzotto e nel 1954 a Vittorio Lombardi, che promosse un&#8217;imponente opera di restauro della residenza e dei giardini annessi.<br />
Nel 1966 la vedova Lombardi cedette la proprietà del complesso alla Provincia di Vicenza, attuale proprietaria.<br />
Grazie agli incessanti lavoro di recupero e restauro iniziati nel dopoguerra, il sito è stato infine riportato in anni recenti suo antico splendore, con la ristrutturazione degli immobili e la risistemazione dei giardini.</p>
<p>La villa è attualmente utilizzata come sede di rappresentanza della Provincia di Vicenza, la quale ha continuato l&#8217;opera di restauro intervenendo sugli affreschi del Tiepolo.<br />
Il complesso della villa è utilizzato per convegni, concerti ed attività culturali.</p>
<blockquote><p><strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Cordellina" target="_blank">Approfondisci &gt;&gt;&gt;</a></strong><br />
(Fonte testo e immagini: wikipedia.org)</p></blockquote>
<hr />
<p><em>RIPRODUZIONE RISERVATA.<br />
Cortesemente, a tutela delle fonti, prima di copiare o condividere quanto qui pubblicato preghiamo di chiedere autorizzazione: <a href="mailto:info@trevenezie.it">info@trevenezie.it</a></em></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Castello di Aviano</title>
		<link>http://www.trevenezie.it/it/castello-di-aviano/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 15:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>5265fb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Castelli & Antiche mura]]></category>
		<category><![CDATA[Castelli del Friuli Venezia Giulia]]></category>

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		<description><![CDATA[Aviano &#8211; Pordenone Il castello fu edificato ha scritto Ernesto Degani ne La diocesi di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Aviano &#8211; Pordenone</p></blockquote>
<p>Il castello fu edificato ha scritto Ernesto Degani ne La diocesi di Concordia a cura dei patriarchi di Aquileia subito dopo le incursioni ungheresche, ossia intorno al Mille.</p>
<p>Appartenne temporalmente ai patriarchi fmo al 1420 quando passò sotto Venezia, non senza subire forti distruzioni.<br />
Fu successivamente ricostruito e poi nuovamente devastato nel 1499 durante le incursioni turche.<br />
Dell&#8217;edificio, tuttora di grande suggestione, rimangono due torri, i resti del mastio, ampie parti della cinta muraria con un portale del X secolo e la pieve di S. Maria e Giuliana che conserva una bella facciata cinquecentesca e varie opere d&#8217;arte.<br />
Poi, si possono ammirare affreschi trecenteschi nella chiesa di S. Giuliana in cimitero e in quella di S. Gregorio affreschi di Gianfrancesco da Tolmezzo.<br />
Visitabile in esterno.<br />
<strong> <a href="http://www.friuliveneziagiulia.info/dettaglicompleti.asp?idlocale=520" target="_blank"> Approfondisci &gt;&gt;&gt;</a></strong><br />
(Fonte testo: friuliveneziagiulia.info)</p>
<p><em>Immagine: Il Castello di Aviano come appare in un affresco di Palazzo Menegozzi</em></p>
<p><strong>Aviano è un comune della provincia di Pordenone in Friuli-Venezia Giulia.<br />
</strong><br />
Nel territorio comunale è presente una base ed aeroporto dell&#8217;Aeronautica Militare e della NATO dato in gestione all&#8217;Aeronautica Militare Statunitense. Ad Aviano e nei comuni limitrofi risiede una numerosa comunità di militari e civili statunitensi, che lavorano nella base e nell&#8217;aeroporto.</p>
<p>Ad Aviano ha sede inoltre il C.R.O. (Centro di Riferimento Oncologico) che si occupa di prevenzione, diagnosi, cura e ricerca sui tumori, uno dei pochi presenti in Italia e punto di riferimento per il nord-est italiano.</p>
<p>Reperti ritrovati ad Aviano dimostrano che la zona era popolata sin dall&#8217;età del bronzo; i romani colonizzarono il territorio intorno al II secolo a.C.; diventando una zona agricola dipendente dal municipium di Concordia Sagittaria. Il nome stesso, Aviano, deriva da un nome prediale, cioè riferito ad un terreno appartenente ad un proprietario fondiario di nome Avilius o Avidius.</p>
<p>Nell&#8217;Alto Medioevo Aviano era composta da pievi e villaggi in corrispondenza delle attuali frazioni. Attorno all&#8217;XI secolo su una collina che dominava la pianura circostante venne edificato dal Patriarcato di Aquileia un castello che venne dato a feudatari locali. Il castello fu più volte assediato, durante il XIV secolo prima dai Da Camino e poi dai Carraresi, nel 1411 viene espugnato dalle truppe ungheresi dell&#8217;imperatore Sigismondo.</p>
<p>Nel 1420, come tutto il resto del territorio del Patriarcato di Aquileia, Aviano entrò a far parte della Repubblica di Venezia. Nel 1477 e nel 1499 Aviano ed i paesi limitrofi furono devastati da incursioni di truppe turche in cui gran parte della popolazione fu uccisa o fatta prigioniera.</p>
<p>Con la caduta della Repubblica di Venezia, Aviano, seguì la sorte del resto del Friuli e del Veneto, fece parte dell&#8217;Impero Napoleonico e del Regno Lombardo-Veneto prima di essere annesso al Regno d&#8217;Italia nel 1866.</p>
<p>Nel 1911 ad Aviano, fu realizzato uno dei primi campi di aviazione dell&#8217;Aeronautica Militare, che negli anni successivi fu ingrandito e acquistò sempre più importanza sino a diventare la base NATO Aviano AFB negli anni cinquanta. Alla fine degli anni sessanta la località montana di Piancavallo diventò località di villeggiatura sciistica e per sport invernali.</p>
<p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aviano" target="_blank"> Approfondisci &gt;&gt;&gt;</a></strong><br />
(Fonte testo: wikipedia.org)</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-606" title="castello_aviano_02" src="http://www.trevenezie.it/it/wp-content/uploads/2012/04/castello_aviano_02.jpg" alt="" width="708" height="351" /></p>
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<p><em>RIPRODUZIONE RISERVATA.<br />
Cortesemente, prima di copiare o condividere quanto qui pubblicato preghiamo di chiedere autorizzazione: <a href="mailto:info@trevenezie.it">info@trevenezie.it</a></em></p>
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		<title>Castelli di Strassoldo</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 15:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>5265fb</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Castelli & Antiche mura]]></category>
		<category><![CDATA[Castelli del Friuli Venezia Giulia]]></category>

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		<description><![CDATA[Strassoldo &#8211; Udine Sorgono nella zona delle risorgive della Bassa Friuliana, dal luogo la denominazione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Strassoldo &#8211; Udine</p>
<blockquote><p>
Sorgono nella zona delle risorgive della Bassa Friuliana, dal luogo la denominazione di Castelli d&#8217;Acqua.<br />
Le notizie riguardanti l&#8217;edificazione non sono certe, ma pare che già nel 565 esistesse una roccaforte con due torri, costruita con i ruderi di Aquileia dopo la distruzione di Attila.<br />
L&#8217;origine del nome del luogo sembra derivi dal comandante del generale romano Flavio Ezio, Rambaldo di Strassau che combattè contro Attila nel 451.</p></blockquote>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-577" title="castello_strassoldo_04" src="http://www.trevenezie.it/it/wp-content/uploads/2012/04/castello_strassoldo_04.jpg" alt="" width="708" height="351" /></p>
<p>Da Aquileia, proseguendo verso Palmanova, dopo il grosso centro di Cervignano, si entra nel territorio di Strassoldo.<br />
Entrando nel Centro Storico di Strassoldo da porta Cisis e passando dalla Pusterla, si entra nell&#8217;area del CASTELLO di SOTTO, con la sua mole imponente, la Chiesetta privata, ed un grande parco secolare circondato dalle acque.</p>
<p>Passando su un vecchio ponte, dove si può vedere l&#8217;antica Pila con la sua ruota ancora funzionante, si entra nell&#8217;area del CASTELLO di SOPRA.<br />
La torre addossata al Castello, è la costruzione più antica di Strassoldo.<br />
Al centro dell&#8217;area del Castello di Sopra, si trova la Chiesa di San Nicolò, dove si possono ammirare le due pale laterali opere del pittore Pietro Bainville, e portano la data del 1739; mentre la grande Pala sopra l&#8217;Altare Maggiore, è opera del Conte Nicolò Strassoldo del 18° secolo.</p>
<p>L&#8217;Altare del Cristo Risorto, ultimo a destra, è il più antico rimasto intatto dopo le varie distruzioni del 13-14-15° Secolo. Opera di Bernardino da Bissone, che operò nella Basilica di Aquileia.</p>
<p>Passando un un altro ponte che porta la data del 1492, si va verso la Chiesetta di Santa Maria in Vineis. Questa Chiesetta, fra quelle ancora agibili, è la più antica del Friuli Orientale. All&#8217;interno preziosi afferschi in parte ristrutturati, opere di Vitale da Bologna e Masolino da Panigale.</p>
<p>L&#8217;Acquasantiera in pietra porta la data del 1507.<br />
(Fonte testo:<a href="http://www.prolocoregionefvg.it/" target="_blank"> Prolo Regione Friuli Venezia Giulia</a>)</p>
<p><a href="http://www.castellodistrassoldo.it/" target="_blank">Visita il sito dei castelli &gt;&gt;&gt;</a></p>
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<p><em>RIPRODUZIONE RISERVATA.<br />
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		<title>Castello di Seregnano</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 14:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>5265fb</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Castelli & Antiche mura]]></category>
		<category><![CDATA[Castelli del Trentino Alto Adige]]></category>

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		<description><![CDATA[Residenza Nobile Fortificata &#8211; Civezzano &#8211; Trento Risale al XIV, si erige a fianco della...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Residenza Nobile Fortificata &#8211; Civezzano &#8211; Trento</p></blockquote>
<p>Risale al XIV, si erige a fianco della chiesa parrocchiale di San Sebino, a Seregnano frazione del comune di Civezzano.<br />
In epoca medievale apparteneva alla nobile famiglia dei Roccabruna.<br />
Nel XVI secolo passò a Guarienti che lo fece restaurare. Ma, questo non è stato l&#8217;unico intervento subito dal castello.</p>
<p>Splendida la posizione panoramica, da cui si domina la Valle del Rio Silla, l&#8217;accesso al paese di Fornace ed al Pinetano; tale posizione consentiva il controllo della via che da Cogatti sale verso Seregnano.<br />
Gli interventi sull&#8217;edificio originario lo trasformarono radicalmente, cancellando i caratteri medievali per arrivare alla realizzazione di una villa rinascimentale fortificata. Tracce dell&#8217;edificio originario si notano nelle due torri quadrangolari.<br />
La grande torre si trova sul lato nord-ovest, si nota l&#8217;enorme struttura e le grosse pietre squadrate che poggiano sulla roccia.<br />
Avvicinandosi al portale si notano gli stemmi di Simone Guarienti e quello di Beatrice Thun di Caldes.<br />
Sulla facciata è raffigurato lo stemma di Gerolamo di Seregnano, nell&#8217; androne sono dipinti gli stemmi delle tre famiglie proprietarie del castello: Guarienti, Roccabruna e Consolati.<br />
Dipinti di particolare interesse si trovano nella loggia e su alcune delle porte.</p>
<p>Attualmente è un&#8217;abitazione privata, ma si può visitare col permesso dei proprietari.</p>
<p><span style="color: #cc0000;"><strong>Civezzano</strong></span> si trova a circa 7 chilometri da Trento e sorge sul terrazzo glaciale della sponda destra del torrente Fersina.<br />
Il centro si trova a 469 metri sul livello del mare, mentre la parte più elevata del territorio è a 991 metri sul livello del mare.<br />
In epoca romana era un importante centro lungo la strada Claudia Augusta Altinate.<br />
A partire dall&#8217; XI secolo l&#8217; attività estrattiva delle miniere di argento del Monte Calisio, reso il sito di particolare importanza economica.<br />
Durante il periodo delle guerre napoleoniche, il territorio fu attraversato per ben quattro volte dall&#8217;esercito francese.</p>
<p>Tra gli edifici di interesse architettonico segnaliamo la CHIESA ARCIPRETALE di SANTA MARIA ASSUNTA, edificata su precedenti fondamenta di chiese paleo-cristiane e romaniche nel periodo 1535 &#8211; 1538 per volere del principe vescovo Bernardo Clesio.</p>
<p>Tra le bellezze naturali non si può dimenticare il lago COLOMBA, in località Santa Colomba, immerso in una fitta pineta.</p>
<hr />
<p><em>RIPRODUZIONE RISERVATA. (f.bruni)<br />
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		<title>Città di Marostica</title>
		<link>http://www.trevenezie.it/it/citta-di-marostica/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 13:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>5265fb</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Castelli & Antiche mura]]></category>
		<category><![CDATA[Castelli del Veneto]]></category>

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		<description><![CDATA[Marostica &#8211; Vicenza Si trova nella provincia di Vicenza, è la città della Partita a...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
Marostica &#8211; Vicenza</p></blockquote>
<p>Si trova nella provincia di Vicenza, è la città della Partita a Scacchi.<br />
Correva l’anno 1454, Marostica era una delle fedelissime della Repubblica di Venezia, due nobile si innamorarono della bella Lionora figlia del castellano Taddeo Parisio.<br />
I due nobili guerrieri erano Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara e si sfidarono a duello.<br />
Marostica si trova nella fascia Pedemontana che si estende dall’Astico al Brenta. Sulle sue colline si coltivano la vite, il ciliegio e l’olivo.<br />
Arrivando da Vicenza appare alla vista con la sua cinta di mura, che sale lungo i pendii del colle Pausolino racchiudendolo insieme alla pianura sottostante ed unendo i due castelli, il Castello Inferiore ed il Castello Superiore.<br />
La posizione, favorevole e mite, incentivò l’insediamento dell’uomo sin dai tempi della preistoria. Ed infatti, sono stati ritrovati numerosi reperti (cocci, frammenti di vaso), per lo più sul Pauso, di epoca pre-romana; senza dimenticare l’importante testimonianza paleoveneta della vicina necropoli di Angarano che risale ai secoli XIII – VII avanti Cristo.<br />
L’aspetto attuale è quello, dunque, di città murata, ma la costruzione delle mura risale a molto tempo fa, all’epoca degli Scaligeri la cui dominazione coprì il periodo che intercorse tra l’anno 1311 e l’anno 1387.<br />
Era l’Aprile del 1311, quando Cangrande della Scala sottrasse il territorio vicentino dalla “custodia” padovana, ed iniziò il processo di ridefinizione urbanistica.<br />
Il cuore di Marostica sino ad allora era situato nel Borgo di origine romana e medievale, con gli Scaligeri fu spostato nell’attuale centro all’interno delle mura. La costruzione di queste ebbe inizio il 1° Marzo 1372 da parte di Cansignorio.<br />
Le mura sono intervallate da torresini, e l’insieme è armonioso e trova grande equilibrio con il paesaggio circostante.<br />
Quattro sono le porte che permettono di accedere al centro storico caratterizzato dalla Piazza degli Scacchi con la grande scacchiera:<br />
- la Vicentina a Sud – la Breganzina ad Ovest – la Bassanese ad Est – la Porta del Castello Superiore a Nord.<br />
Lungo le mura ci sono dei camminamenti, gli stessi che in epoca antica permettevano un servizio di guardia sempre pronto ed efficiente.<br />
Tra il 1934 e 1935, nel versante Sud fu praticata una nuova apertura, al fine di agevolare l’accesso alla stazione ferroviaria.<br />
Marostica è una piccola cittadina decisamente squisita, il panorama circostante è bello e rilassante, la sola sua Piazza degli Scacchi vale una visita.</p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>Marostica è caratterizzata da due castelli: il Castello Inferiore ed il Castello Superiore.<br />
</strong></span>La costruzione di entrambi iniziò dopo l’anno 1312, quindi dopo la conquista da parte degli Scaligeri.</p>
<p>Il Castello Inferiore, detto anche Castello da Basso, presenta le caratteristiche del tipico castello-recinto, la pianta è rettangolare, è tutto merlato e sorge a ridosso dell’imponente mastio. Lo stile è sicuramente quello dell’architettura medievale.<br />
Il bello di questo castello è che lo troviamo lì, nel centro storico di Marostica, domina la Piazza degli Scacchi.<br />
Il Castello Superiore sorge su una torre di ben più lunga storia.<br />
Sul punto più alto del colle Pausolino fu costruita, in epoca romana, una fortificazione che a Sud controllava la via da Vicenza, ad Est la via di Bassano ed ad Ovest quella di Breganze. La stessa costruzione fu utilizzata anche in epoca medievale, ed infatti documenti storici riportano che nel 1262 sul colle esisteva una torre “tribus spondis”.<br />
E’ sulla stessa torre che Cangrande della Scala fece costruire il Castello Superiore, a base quadrata con quattro torresini ai lati ed una grande torre centrale. Al suo interno si può ancora vedere il vecchio pozzo, ma oltre a questo sorgeva anche un mulino ed una chiesa.</p>
<p><strong>LA PARTITA A SCACCHI<br />
</strong>Era la seconda Domenica del mese di Settembre dell’anno 1454, quando si giocò la Partita a Scacchi tra due nobili signori, Rinaldo d’ Angarano e Vieri da Vallonara e tutto per la bella Lionora.<br />
Lionora era figlia di Taddeo Parisio, Castellano di Marostica, e di lei erano innamorati due nobili signori e guerrieri, Rinaldo d’ Angarano e Vieri da Vallonara. Una storia d’amore, dunque, ma anche di scontri cavallereschi, di sfide e di nobiltà.<br />
I due signori avrebbero voluto, seguendo la tradizione, porre termine alla contesa sfidandosi a duello, ma in quel periodo la Repubblica Serenissima di Venezia aveva proibito ogni forma di duello, ed il Castellano non intendeva permettere scontri non leciti.<br />
Taddeo Parisio, padre di Lionora, ebbe un’idea: la contesa doveva essere risolta con una sfida al nobile gioco degli scacchi.<br />
Il vincitore avrebbe avuto in sposa la tanto sospirata Lionora. Lo sconfitto avrebbe in ogni caso avuto la possibilità di entrare nel ramo di parentela del Castellano di Marostica, sposando la figlia minore Oldrada.<br />
Si dice che con tale idea, il Castellano intendesse, in realtà, evitare di creare scontento in uno dei due signori.<br />
L’incontro si sarebbe svolto in un giorno di festa nella piazza del Castello da Basso, a pezzi grandi e vivi, armati e segnati delle nobili insegne dei bianchi e neri in presenza del Castellano, della sua nobile figlia, dei Signori di Angarano e di Vallonara, dei nobili e del popolo tutto.<br />
Taddeo volle anche che la disfida fosse onorata da una mostra in campo di uomini d’arme, fanti e cavalieri, fuochi e luminarie, danze e suoni.<br />
Scesero, quindi, nella piazza gli armati: arceri, balestrieri, alabardieri, fanti schiavoni e cavalieri. Seguiti dal Castellano con la sua nobile corte: Lionora trepidante e segretamente innamorata di uno dei due contendenti, la fedele nutrice.<br />
Ed ancora… dame, gentiluomini, l’araldo, il capitano d’armi, falconieri, paggi e damigelle, vessilliferi, musici, massere e borghigiani.<br />
E per finire i bianchi e i neri con Re e Regine, torri e cavalieri, alfieri e pedoni ed ovviamente i due contendenti che ordinano le mosse.<br />
Nel frattempo si era diffusa voce riguardo lo scontro, così in quella lontana seconda Domenica di Settembre del 1454, furono molti ad accorrere per assistere alla mostra in campo ed alla pubblica partita.<br />
Vieri da Vallonara risultò vincitore e sposo di Lionora, mentre Rinaldo ebbe in sposa la giovane Oldrada.<br />
Una partita di scacchi passata alla storia, dunque riproposta per la prima volta nel 1923 dal Prof. Francesco Pozza, ed in seguito nel 1954, su proposta e direzione di MirKo Vucetich.<br />
Ogni due anni, solo negli anni pari, la partita a scacchi torna a vivere e l’espressione è quella più appropriata.<br />
Infatti, sulla splendida scacchiera lastricata, che occupa il centro della Piazza, i pezzi sono viventi, cavalli compresi.<br />
La Partita a Scacchi è sempre la stessa, le mosse sono quelle fatte da Rinaldo e Vieri, annunciate dalla voce di un araldo ed eseguite dai pezzi viventi con eleganza tra un riquadro e l’altro della scacchiera.<br />
Ma, se le mosse sono sempre uguali, lo spettacolo che accompagna l’avvenimento ha sempre qualche novità. Le sfilate dei cortei in costumi rigorosamente quattrocenteschi, con balestrieri ed alabardieri, riportano a respirare l’atmosfera romantica ed affascinante dei tempi lontani. Fondamentale la coreografia, e per quanto riguarda le scene il centro di Marostica fa da cornice insostituibile.<br />
I figuranti che sfilano sono oltre 550, lo spettacolo dura circa due ore, ed i comando alle milizie sono impartiti in lingua della Serenissima Repubblica di Venezia.<br />
I costumi d’epoca si possono vedere visitando l’esposizione permanente nella sala Ovest del loggiato superiore del Castello Inferiore.</p>
<p><strong>IL DOGLIONE<br />
</strong>Ora è la sede della Biblioteca Civica “P. Alpini”, ma la sua è una lunga storia … a partire dal medioevo.<br />
Del Doglione si trovano tracce scritte in un documento che risale al 1218, quando Marostica fu ceduta a Vicenza da parte di Ezzelino il Monaco.<br />
Conosciuto anche con il nome di Rocca di Mezzo, nel corso del secolo XIII la sua esclusiva funzione era quella di casello daziario, sia per le merci che entravano in Marostica che per quelle che vi transitavano.<br />
Infatti, all’epoca la via, che oggi porta il nome di corso Mazzini, era la strada di principale, e passava attraverso all’attuale centro storico, all’epoca il centro del paese era nel Borgo.<br />
La sua importanza diminuisce sotto la dominazione Scaligera, occupata alla riorganizzazione urbanistica ed alla costruzione dei due Castelli.<br />
Con l’età Veneziana, però, il Doglione ritrova orgoglio ed importanza per lungo tempo, infatti la dominazione Veneziana va dal 1404 al 1797.<br />
Nel corso di questo periodo al suo interno trovano posto:<br />
- la Cancelleria – l’archivio dei protocolli – il Monte di Pietà – l’armeria.<br />
Quest’ultima è da ritenersi particolarmente importante, basti considerare il fatto che erano custodite lì ben 700 armature, che venivano usate per le esercitazioni militari in Campo Marzio.</p>
<hr />
<p><em>RIPRODUZIONE RISERVATA.<br />
Cortesemente, prima di copiare o condividere quanto qui pubblicato preghiamo di chiedere autorizzazione: <a href="mailto:info@trevenezie.it">info@trevenezie.it</a></em></p>
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